di Lorenzo Verdile
Se c’è una data in grado si segnare il passaggio tra passato e modernità, sicuramente è il 1789. Infatti, con la presa della Bastiglia, inizia la Rivoluzione Francese. Un evento storico spartiacque, capace di imprimere una svolta nella storia politica occidentale.
È proprio con la Rivoluzione Francese – o, per meglio dire, con la sua degenerazione – che si inizia a parlare per la prima volta di Terrore e di terrorismo. Da quel momento il terrorismo è stato un elemento ricorrente della storia occidentale, informandone i cambiamenti sociali e politici. Il terrorismo infatti ha saputo mutare, adattarsi ad epoche e contesti diversi.
Per gli studiosi, tuttavia, definire cosa sia il terrorismo è sempre stato un esercizio complesso. C’è chi ha voluto ridurlo a una mera tattica bellica, adottata dagli attori non statali. Ma il terrorismo non può essere compreso scindendolo dalla sua componente ideologica.
Il terrore, infatti, non è fine a sé stesso, ma ha sempre un obiettivo chiaro: ovvero quello di mettere in crisi l’ordine politico costituito. Che sia attraverso un attacco alla popolazione civile o con l’uccisione di una figura apicale, riprendendo il modello della propaganda del fatto, tipico del terrorismo di matrice anarchica, il fine è sempre lo stesso. Avviare una palingenesi della società, che passa per la messa in discussione del quadro sociale e normativo di riferimento.
Avendo attraversato un periodo così lungo della nostra storia, il terrorismo ha avuto sicuramente diverse ondate. Riprendendo la classificazione proposta da David Rapoport, ben quattro. Ciò ci dimostra ancora una volta la sua grande capacità di adattamento e la sua flessibilità. Da qui l’importanza cruciale di libri come Radicalizzazione, estremismi e nuove minacce. Proprio in virtù del fatto che il fenomeno terroristico non è affatto esaurito. Anzi, ha saputo adattarsi e prosperare nell’epoca della quarta rivoluzione digitale. Vecchie e nuove domande sono tornate dunque di strettissima attualità.