La potestà punitiva dello Stato: un itinerario critico tra sovra-criminalizzazione e garantismo

di Giulio Vaccari

Ciascuno dei temi affrontati nel presente saggio potrebbe costituire oggetto di una ricerca autonoma, come dimostrano i diffusi riferimenti bibliografici alle opere dei maggiori studiosi del diritto penale. Le tematiche oggetto del contributo si sono riproposte, nel corso del tempo, con una scansione circolare, dovendosi registrare ultimamente – rispetto al paradigma di una legislazione penale costituzionalmente orientata – periodi di recessione. Negli ultimi tempi, infatti, le storture legate a un eccessivo ampliamento dell’intervento punitivo appaiono particolarmente evidenti, quale effetto di una politica di governo che, da un lato, alimenta il bisogno di sicurezza dei consociati e, dall’altro, soddisfa solo in via formale e apparente le istanze così generate attraverso una serie di leggi-manifesto, troppo spesso prive dei canoni di determinatezza ed effettività, come mostrano i più recenti interventi legislativi, che si avrà modo di esaminare nel prosieguo.


Abstract

This essay examines the contemporary transformation of criminal law in light of the increasing use of punishment as a response to social insecurity, emergency-based policies and the risks generated by modern societies. By focusing on the relationship between punitive power and constitutional safeguards, the analysis highlights the tension between the expansion of criminal intervention and the principles that limit its legitimate exercise. Particular attention is paid to risk-based criminal law, enemy criminal law and penal populism, showing how these paradigms may affect legality, proportionality and the extrema ratio principle. The essay argues that criminal law preserves its democratic legitimacy only when it remains subject to constitutional constraints and does not become a merely symbolic instrument for governing fear.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *